lunedì 22 febbraio 2016

Contrordine! Cambiate la password

Con un comunicato via email che trattiene a stento il disappunto per l'improvvisa retromarcia i nostri Sistemi Informativi ci informano che sarà possibile fin da subito cambiare password alla nostra posta di servizio.

Ogni mattina un istante prima di timbrare il cartellino ci chiediamo quale illogicità ci riserverà la giornata. 

Non occorre essere hacker per attaccare un access point ad una presa di rete e far gridare "all'attacco informatico", non occorre essere laureati alla Bocconi per capire che si spende di più per un servizio esternalizzato che, in precedenza, aveva un servizio del tutto analogo svolto con serietà  e professionalità da alcuni colleghi.

Non occorre essere di Anonymous  per capire che una password che non si può cambiare per due settimane desta qualche sospetto. Quale sarà il prossimo comportamento illogico cui assisteremo? La richiesta del pin del bancomat per avere l'accredito dello stipendio?

Nessuno vuole mancare di rispetto a colleghi che cercano, nelle loro possibilità, di fare meno danni possibile ma rendiamoci conto che questo è l'ennesimo episodio che dimostra come i principi di competenza e professionalità in Arpa Piemonte siano sempre stravolti con risultati spesso grotteschi.

giovedì 18 febbraio 2016

Allerta privacy massima importanza


Corre l’obbligo allertare i lavoratori sulla notizia pervenuta ieri con la quale si dispone la modifica della chiave di accesso alla casella di posta Zimbra.
 Nella comunicazione trasmessa da “Assistenza Zimbra” che, come saprete, è gestita da una società esterna ed estranea ad Arpa si comunicano le modalità di passaggio alle nuove modalità di acceso.

Esiste un PERICOLO GRAVE di violazione della riservatezza delle comunicazioni sia a livello personale che di lavoro, infatti il regime transitorio che consente di usare contemporaneamente, fino al 29 febbraio, sia la vostra vecchia PW che quella fornita dal gestore consente in linea teorica e senza alcun controllo interno la lettura da parte di soggetti estranei di tutte le nostre comunicazioni.

FSI ha già interpellato direttamente gli uffici dell’Autorità “Garante per la protezione dei dati personali” i quali hanno confermato l’illegittimità dell’operazione.

Di nostro avvertiamo tutti di operare con la massima attenzione nell’utilizzo, sia personale che per particolari attività di servizio che richiedono la massima riservatezza, in questo periodo e fino a quando, stando alle informazioni pervenute sia da AFT che dal Gestore di Zimbra, sarà possibile modificare la PW assegnata di default in una nuova di nostra creazione.

Sarà nostra cura verificare ulteriomente le implicazioni legali del problema qui evidenziato.
In allegato le linee guida del “Garante” sull’utilizzo dei sistemi informatici in ambito aziendale.
 Grazie dell’attenzione.

Lavoro: le linee guida del Garante per posta elettronica e internet Le regole aziendali, il doppio indirizzo e-mail, il fiduciario, i siti non accessibiliI datori di lavoro pubblici e privati non possono controllare la posta elettronica e la navigazione inInternet dei dipendenti, se non in casi eccezionali. Spetta al datore di lavoro definire le modalità d'uso ditali strumenti ma tenendo conto dei diritti dei lavoratori e della disciplina in tema di relazioni sindacali.Il Garante privacy, con un provvedimento generale che sarà pubblicato sulla “Gazzetta Ufficiale”,fornisce concrete indicazioni in ordine all'uso dei computer sul luogo di lavoro. “La questione èparticolarmente delicata – afferma il relatore Mauro Paissan – perché dall'analisi dei siti web visitati sipossono trarre informazioni anche sensibili sui dipendenti e i messaggi di posta elettronica possono averecontenuti a carattere privato. Occorre prevenire usi arbitrari degli strumenti informatici aziendali e lalesione della riservatezza dei lavoratori”.L'Autorità prescrive innanzitutto ai datori di lavoro di informare con chiarezza e in modo dettagliato ilavoratori sulle modalità di utilizzo di Internet e della posta elettronica e sulla possibilità che venganoeffettuati controlli. Il Garante vieta poi la lettura e la registrazione sistematica delle e-mail così come ilmonitoraggio sistematico delle pagine web visualizzate dal lavoratore, perché ciò realizzerebbe uncontrollo a distanza dell'attività lavorativa vietato dallo Statuto dei lavoratori. Viene inoltre indicata tuttauna serie di misure tecnologiche e organizzative per prevenire la possibilità, prevista solo in casilimitatissimi, dell'analisi del contenuto della navigazione in Internet e dell'apertura di alcuni messaggi diposta elettronica contenenti dati necessari all'azienda.Il provvedimento raccomanda l'adozione da parte delle aziende di un disciplinare interno, definitocoinvolgendo anche le rappresentanze sindacali, nel quale siano chiaramente indicate le regole per l'uso diInternet e della posta elettronica.Il datore di lavoro è inoltre chiamato ad adottare ogni misura in grado di prevenire il rischio di utilizziimpropri, così da ridurre controlli successivi sui lavoratori. Per quanto riguarda Internet è opportuno adesempio:• individuare preventivamente i siti considerati correlati o meno con la prestazione lavorativa;• utilizzare filtri che prevengano determinate operazioni, quali l'accesso a siti inseriti in una sorta diblack list o il download di file musicali o multimediali.Per quanto riguarda la posta elettronica, è opportuno che l'azienda:• renda disponibili anche indirizzi condivisi tra più lavoratori (info@ente.it; urp@ente.it;ufficioreclami@ente.it), rendendo così chiara la natura non privata della corrispondenza;• valuti la possibilità di attribuire al lavoratore un altro indirizzo (oltre quello di lavoro), destinatoad un uso personale;• preveda, in caso di assenza del lavoratore, messaggi di risposta automatica con le coordinate dialtri lavoratori cui rivolgersi;• metta in grado il dipendente di delegare un altro lavoratore (fiduciario) a verificare il contenutodei messaggi a lui indirizzati e a inoltrare al titolare quelli ritenuti rilevanti per l'ufficio, ciò in casodi assenza prolungata o non prevista del lavoratore interessato e di improrogabili necessità legateall'attività lavorativa.Qualora queste misure preventive non fossero sufficienti a evitare comportamenti anomali, gli eventualicontrolli da parte del datore di lavoro devono essere effettuati con gradualità. In prima battuta si dovrannoeffettuare verifiche di reparto, di ufficio, di gruppo di lavoro, in modo da individuare l'area da richiamareall'osservanza delle regole. Solo successivamente, ripetendosi l'anomalia, si potrebbe passare a controllisu base individuale.Il Garante ha chiesto infine particolari misure di tutela in quelle realtà lavorative dove debba essererispettato il segreto professionale garantito ad alcune categorie, come ad esempio i giornalisti.Roma, 5 marzo 2007

giovedì 11 febbraio 2016

A carnevale ogni scherzo vale….




….ed è proprio uno scherzo, o meglio una pantomima quella che è andata in scena l’8 febbraio durante l’incontro con l’Amministrazione e richiesto dall’attuale maggioranza Rsu (Cgil, Cisl E Uil) in merito al  bando di mobilità interna 1/2016 di prossima uscita.

Ecco i fatti.

Come tutti sanno il processo di riorganizzazione dell’Arpa ha previsto la chiusura dei laboratori di Omegna, Vercelli, La Loggia e Asti e la concentrazione di tutte le attività laboratoristiche a Novara, Grugliasco, Alessandria e Cuneo.

Tutti ricorderete le aspre critiche sul Piano di Riorganizzazione piovute sull’Amministrazione negli ultimi anni da parte di alcuni sindacati (Cgil, USB e FSI).

Ora, poiché nelle sedi dismesse non ci sono più i laboratori ma ci sono i tecnici mentre nelle nuove sedi ci sono i laboratori ma non i tecnici nasce ovviamente l’esigenza di spostare questi ultimi nelle nuove sedi laboratoristiche.

L’amministrazione ha ribadito in diverse occasioni che non sarebbe ricorsa alla mobilità d’ufficio e quindi nessuno dei lavoratori dei laboratori chiusi sarebbe in via teorica obbligato a lasciare la propria sede di lavoro qualora  optasse verso la possibilità di riconvertirsi in altre attività dipartimentali, proprio come successo ai colleghi di Ivrea.
Unica eccezione sono i lavoratori di la Loggia la cui sede verrà chiusa con uno spostamento inevitabile del personale.

L’8 maggio del 2015 l’Amministrazione bandisce una “ricerca di professionalità” e lo fa ai sensi della determina 761 che stabilisce di concedere un contributo economico agli aderenti al bando in relazione alla distanza dall’abitazione al nuovo luogo di lavoro

Il 30 settembre 2015 nell’atto n. 115 del Direttore generale,  che stabilisce i criteri di accesso al “cofinanziamento dei titoli di viaggio”, vengono fissate le varie modalità di accesso al beneficio, ossia coloro che acquistano un abbonamento ai trasporti pubblici vengono cofinanziati in misure variabili che vanno da un minimo del 25 ad un massimo del 60%, mentre coloro che aderiscono al bando di mobilità dalle sedi di lavoro in chiusura verso le nuove strutture di laboratorio  possono accedere ad un finanziamento privilegiato del 90%, per due anni e senza neanche il comprovato acquisto di un titolo di viaggio.

Per inciso, in passato tale misura in casi assimilabili non era stata prevista; salta agli occhi come questa soluzione sia dunque foriera di macroscopiche sperequazioni! (vedasi la chiusura del laboratorio di Torino e lo spostamento a Grugliasco dei lavoratori, così come il trasferimento di tutti gli uffici non dipartimentali nella nuova sede di via Pio VII) .
Basterebbe già questo per definire paradossale ed illecita tale decisione ma, come se non bastasse, a fronte del nuovo bando di mobilità trasmesso in bozza alle OO.SS. ed alla RSU, durante l’incontro i componenti sindacali CGIL sono arrivati a formulare le seguenti proposte:

  • raddoppio a quattro anni del summenzionato benefit del 90 %
  • possibilità di cambiare idea sino a sei mesi dopo il trasferimento, qualora le mansioni svolte nella nuova sede non dovessero risultare gradite

oltre addirittura, udite udite…

  • una fascia in più (quindi fissa e definitiva sino alla pensione) ai mobilitati, il tutto sotto la voce-paravento “tutela dei lavoratori in condizione di disagio”.

Per essere ULTERIORMENTE  chiari, diciamo ANCHE  che gli spostamenti di personale all’interno della stessa Struttura (quali ora sono gli ambiti dei quattro Dipartimenti territoriali) e all’interno dei 50 km per legge NON si configurano come mobilità. Parlare ora di bandi di mobilità, incentivazioni economiche agli spostamenti volontari ecc. rappresenta quindi una sovrastruttura che fa comodo SOPRATTUTTO ALL’AMMINISTRAZIONE che, con una “mancetta”, tenta di comperarsi la complicità di qualche lavoratore disposto ad aderire al bando RISOLVENDO COSÌ LE ASSURDE SITUAZIONI generate da questa  riorganizzazione improvvisata.

L’altra faccia della medaglia in questa penosa vicenda è rappresentata dalla CGIL che per anni ha, insieme a FSI e USB,  giustamente contestato la riorganizzazione, mentre oggi cerca di alzare la posta sui benefit illegittimi di cui sopra a favore di pochi lavoratori  confermando, a distanza di poche settimane dall’accordo sui residui dei fondi,  la propria attitudine a favorire minoranze di potenziali simpatizzanti, tradendo così la visione d’insieme del problema smembramento dell’Agenzia e quindi l’interesse comune.
In sostanza, quella che si sta delineando è una situazione in cui si contemperano le esigenze dell’Amministrazione, che con un escamotage riesce a farsi togliere le castagne dal fuoco dagli stessi lavoratori, e quelle di certi sindacati che provano a frenare l’emorragia di consenso facendo apparire mirabolanti conquiste sindacali.

Il carnevale ormai è finito, GIU’ LA MASCHERA!!!   

Redatto a cura del Coordinamento FSI

11.02.2016

mercoledì 27 gennaio 2016

COMUNICATO STAMPA segreteria territoriale FSI

Inoltro un comunicato stampa della Segreteria Territoriale di FSI relativo alla mia decisione risalente a qualche giorno fa di rimettere il mandato di Coordinatore del gruppo dirigente del Sindacato.
Nell'occasione ringrazio la Segreteria Territoriale FSI, il gruppo dirigenti FSI di Arpa per la confermata fiducia e l'apprezzamento del mio operato.
Ringrazio anche i molti colleghi che mi hanno in qualche modo manifestato la loro stima e vicinanza.
Michele Lattanzio  

 
COMUNICATO STAMPA
Rinnovato a Michele LATTANZIO l’incarico di
Referente Aziendale alla guida del gruppo
dirigente FSI dell’ARPA Piemonte.

Il giorno 25 gennaio 2016, presso la sede provinciale FSI, si è tenuto un incontro con il gruppo dirigente FSI del Coordinamento Aziendale dell’ARPA Piemonte, presieduto dal Segretario Territoriale Salvatore ORIFICI, al fine di verificare le criticità organizzative evidenziate dal collega Referente Aziendale Michele LATTANZIO.
L’incontro ha consentito di approfondire una serie di tematiche che hanno messo in luce alcune problematiche di carattere contrattuale che sono state risolte con la condivisione di obiettivi e strategie da intraprendere.
Il gruppo dirigente ha manifestato l’estrema determinazione sia per continuare il percorso di costante crescita della FSI all’interno dell’ARPA Piemonte, che per affermare la nostra organizzazione sindacale come principale punto di riferimento per i colleghi.
Il confronto costruttivo ha portato all’unanimità la conferma di Michele LATTANZIO nel ruolo di Referente Aziendale FSI dell’ARPA Piemonte.
L’impegno di tutto il gruppo dirigente della FSI è profuso non solo nell’ampliamento del consenso associativo e dell’assistenza sindacale, ma anche nella fornitura di servizi a favore degli associati quali: assistenza fiscale, patronato, tutela legale, convenzioni.
Il Segretario Territoriale Salvatore ORIFICI ha concluso con un plauso ed un vivo ringraziamento per l’ottimo lavoro fino ad ora svolto dal gruppo dirigente FSI dell’ARPA Piemonte.

Torino 25 gennaio 2016

Il Segretario Territoriale di Federazione
Provincia di Torino
(Salvatore ORIFICI)

venerdì 22 gennaio 2016

QUESTA STORIA DEGLI ANNUNCI AD EFFETTO CI HA STANCATO

 Rilanciamo sul blog un interessante commento del Segretario nazionale di FSI (che condividiamo) alla recente proposta di decreto legislativo sulla cosiddetta "licenziabilità in 48 ore" del dipendente pubblico che agisce in maniera truffaldina nei confronti dell'amministrarzione di appartenenza.


La delega che il parlamento ha dato al  governo ed in particolare alla titolare della pubblica amministrazione Marianna Madia con la legge 7 agosto 2015, n.124 recante deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle Pubbliche Amministrazione, è stata ampia, ben 14 deleghe che dovrebbero sostanziarsi  in una ventina di decreti legislativi attuativi.
Ieri il consiglio dei ministri ne ha approvati 11 tra questi il più significativo per i lavoratori delle pubbliche amministrazioni è stato certamente quello che il premier Matteo Renzi ha annunciato in pompa magna come uno spot elettorale: licenzieremo in 48 ore i furbetti  del cartellino.
Come ovviamente sapevamo quelle parole sottintendevano altro ed infatti l’articolato, che interviene sulla delega per la modifica delle sanzioni disciplinari,  prevede la sospensione obbligatoria e senza contraddittorio da lavoro e retribuzione entro 48 ore da quando viene accertata la falsa attestazione della presenza in servizio; e il contestuale avvio di un procedimento disciplinare più rapido, che dovrà concludersi entro 30 giorni.  Scomparirebbe insomma la valutazione del caso da parte del dirigente; e ci sarebbe l’obbligo di attivare la procedura disciplinare in caso di falsa attestazione della presenza in servizio. In caso di inerzia, poi, scatterebbe il licenziamento per il dirigente.
Adamo Bonazzi il segretario generale  commentando il provvedimento  ha dichiarato:
“Questa  storia degli annunci ad effetto ci ha stancato. Nessuno ha nulla da obiettare sul fatto che si perseguano gli abusi e anche con mano pesante; ed infatti  noi le sanzioni ed i procedimenti disciplinari li  abbiamo previsti nei contratti  da molto tempo. Se le norme non venivano applicate non è certo colpa di chi le ha scritte nei contratti ma di dirigenti e preposti che peraltro, quando non perseguono gli abusi, in molti casi, è perché coprono prima di tutto se stessi.  Quindi non c’è alcuna polemica sul fatto in sé.  Quello che non tolleriamo è che il Governo lancia strali contro gli illeciti ma intanto approfitta del varo dei provvedimenti per inserire altre norme che tolgono spazio alla contrattazione. Se si vuole ritornare ad un sistema pubblicistico lo si dica chiaramente altrimenti, come in ogni paese normale, il rapporto di lavoro sia regolato dai contratti. Per gli illeciti ci sono i codici e debbono valere per tutti, pubblico o privato che sia.”
Ufficio Stampa

mercoledì 20 gennaio 2016

risposta aperta all'USB - cambiamenti in FSI

Risposta aperta a USB

A seguito del comunicato sindacale dell’USB uscito il 18 gennaio scorso il quale ci chiama in causa rispetto all’accordo siglato il 30 dicembre sulla ripartizione dei fondi, mi vedo costretto ad intervenire ulteriormente per chiarire la posizione di FSI rispetto a quella decisione.

E’ vero noi abbiamo firmato, avevamo spiegato in qualche modo il perché nei nostri due comunicati del 30 dicembre e del 5 gennaio (consultabili sul blog all’indirizzo   http://www.fsiarpapiemonte.it) .

Abbiamo firmato perché bisognerebbe sapere, prima di sparare nel mucchio, che quest’anno entra in vigore in via definitiva il nuovo sistema di contabilità delle amministrazioni pubbliche (d.lgs 118/2011) che rivoluziona il sistema di formazione dei bilanci degli enti mettendo in una condizione di sofferenza chi travasa da un anno all’altro residui che poi vanno a gravare su bilanci successivi.

Per non dire delle incognite che gravano in vista dei rinnovi contrattuali, i quali potrebbero introdurre altri vincoli all’utilizzo di risorse stagnati.

Per farla breve, rischiavamo di non prenderli questi pochi soldi, non potevamo assumerci questa responsabilità; va ricordato che noi però prima di firmare abbiamo provato in tutti modi a modificare i termini dell’accordo proponendo l’introduzione di un correttivo che considerasse non solo la presenza in servizio nel 2015, ma che riproporzionasse il corrispettivo anche agli anni di maturazione dei residui (2010-2014).

Lo abbiamo fatto ai tavoli tecnici, in comunicazioni dirette alla direzione e al tavolo politico. Senza successo.
Si è creata una saldatura tra CGIL-CISL-UIL e Direzione che ci ha imposto questa opzione iniqua.

Abbiamo anche contestato all’Amministrazione la responsabilità di aver fatto sedimentare fino alla fine del 2015 i residui, per poi obbligarci con modalità, che non esito a definire ricattatorie, a bruciare le tappe all’ultimo momento

Abbiamo firmato, come detto nelle nostre comunicazioni precedenti, per senso di responsabilità pur distinguendoci (insieme a FIALS) attraverso una nota a verbale di dissenso a margine dell’accordo.
Non potevamo fare di più.

Ora l’USB non trova nulla di meglio da dire che firmando anche noi facciamo “quello che vogliono Porta e Robotto”, magari facendosi ispirare in questa splendida riflessione da qualche transfugo della CGIL recentemente imbarcato tra le fila dell’USB alla ricerca di una nuova visibilità, anche perché un po’ frustrato da scelte e previsioni che non si erano rivelate così azzeccate.

Se USB pensa di fare propaganda a spese di chi, fra i pochi in ARPA, si è sempre mosso nel solco tracciato da principi di equità e giustizia ha sbagliato completamente indirizzo, e forse anche compagni di viaggio. Quegli stessi compagni di viaggio che in molte circostanze in passato hanno mirato al consenso più che al bene comune.


Rinviamo quindi al mittente le accuse che USB – in malafede - muove nei nostri confronti, mettendoci di fatto sullo stesso piano di CGIL, CISL e UIL e Amministrazione, uniche responsabili di un accordo iniquo e sbagliato nel merito



Cambiamenti in FSI

Ho scritto di mio pugno questo post perché è l’ultimo che redigo nella mia qualità di coordinatore e portavoce di FSI in ARPA.
Sono ormai quasi nove anni che ininterrottamente svolgo questa funzione e sento la necessità, direi fisiologica, di un cambio, anche in virtù di dinamiche interne al sindacato in rapida evoluzione che richiedono maggiori energie e capacità di mediazione che, francamente, sento di non possedere a sufficienza.
Ho già rimesso il mandato alla Segreteria FSI che dovrebbe, a breve, individuare il nuovo coordinatore.

Michele Lattanzio

FSI Arpa Piemonte

martedì 5 gennaio 2016

......a proposito di buoni principi e di bilanci



Passata (quasi) la sbornia delle feste ritorniamo per un approfondimento sulla notizia che abbiamo dato il 30 dicembre e relativa all’accordo sulla ripartizione dei fondi residui 2010-2014.
Lo facciamo per un motivo molto semplice, ovvero ribadire che se abbiamo firmato questo accordo è stato per mero senso di responsabilità e unicamente nell’interesse dei colleghi che rischiavano di non percepire questi pochi soldi (una media di circa 500 euro procapite).
Nei giorni che hanno preceduto il 30 dicembre c’è stato un pressing da varie parti affinché si arrivasse alla firma “unitaria”. Noi avevamo sia verbalmente, al tavolo tecnico del 21 dicembre, che con il nostro comunicato del 23 espresso chiaramente dissenso rispetto al metodo che prevede la distribuzione delle somme utilizzando unicamente il criterio di presenza nel 2015.
Chiedevamo che le somme fossero parametrate ai cinque anni di riferimento (2010-2014) secondo un principio di maggior giustizia ed equità, criterio già utilizzato nell’accordo del 2013.

Nella seduta del 30 dicembre il dibattito è andato avanti finché i rappresentati della CGIL hanno chiaramente detto che non avrebbero derogato dalla loro idea ovvero, come detto sopra, dare i soldi secondo il criterio di presenza nel 2015.

Se qualcuno ritiene che le differenze siano irrilevanti, giusto perché sia chiaro, riportiamo qua sotto alcuni esempi chiarificatori:

Esempio 1:
se una collega ha lavorato in buona parte dei cinque anni (2010-2014) contribuendo quindi a costituire quei fondi, ma si è assentata per buona parte del 2105, magari per una maternità facoltativa o un congedo per assistenza disabili (legge 151/2001) essa si vedrà decurtare in buona parte il premio maturato nel quinquennio.  

Esempio 2:
se un collega si è assentato per buona parte o per tutto il quinquennio ma è presente nel 2015 egli percepirà il premio in proporzione alla sua presenza nel 2015 e non, come sarebbe giusto, in proporzione alla presenza nel periodo 2010- 2014.

Esempio 3:
se un collega è stato assunto nel 2015 (a tempo indeterminato o determinato, non importa) egli percepirà la produttività del quinquennio 2010-2014, quando non era ancora in organico.


Abbiamo motivo di pensare che la ragione per cui la CGIL ha imposto il proprio punto di vista a tutti (Amministrazione compresa) sia quella di salvaguardare i casi descritti al punto 3 (2 persone), riconfermando la propria attitudine (ampiamente manifestata in anni non molto lontani) a puntare al consenso di pochi (pochissimi in questo caso) contrapposto all’interesse di tutti, ovvero 970 colleghi.

Se questa metodica rappresenta la salvaguardia delle categorie più deboli lasciamo che siano i colleghi a giudicarlo.

Ci dispiace puntare il dito contro un’altra organizzazione sindacale, ma questo episodio, di per sé significativo, sancisce il punto di non ritorno nelle relazioni interne della RSU, il ché è di pessimo auspicio per il prossimo futuro.

Riproponiamo a margine di questo comunicato la nota a verbale di dissenso firmata da FSI e FIALS. Per la cronaca e per completezza d’informazione ricordiamo che il componente RSU di USB non ha firmato l’accordo.
  

La riorganizzazione si è fermata….

Registriamo l’adozione di una serie di atti che dimostra quello che già era chiaro da alcuni mesi, ovvero che la riorganizzazione complessiva dell’Ente consistesse unicamente nello smembramento dei laboratori, lasciando in sospeso tutto il resto.
La cosa più contraddittoria (che però non ci stupisce poiché e chiaro che politici e amministrazione sono capaci di affermare tutto ed il suo contrario nel breve volgere di una stagione) è che la chiusura dei laboratori è stata decisa con la sola “pezza” della legge regionale 1, la quale dava indicazioni generiche sulla chiusura di strutture, senza che ci si sia preoccupati dei passi normativi, secondo noi vincolanti, che avrebbero dovuto precedere tutto ciò, ovvero la promulgazione della legge regionale di cui al disegno di legge 92 (quella che dovrebbe sostituire la 60 del 1995).
Tale proposta di legge tra un po’ compie un anno, ma viene tenuta ben in caldo in attesa di poterla ridisegnare in funzione dei desiderata delle tante fazioni che si affollano e si affannano intorno al capezzale dell’Agenzia….infatti nel decreto 163 del 30 dicembre ora si dichiara si “devono attendere gli sviluppi derivanti dall’evoluzione normativa in atto” e quindi nel frattempo via libera alle proroghe di incarichi dirigenziali (per due mesi) e di funzione (tre mesi) in un carosello di contraddizioni passate, presenti e future.   


Nota a verbale di FIALS e FSI


Si ritiene iniqua la destinazione degli avanzi 2010-2014 aventi come unico criterio la presenza in servizio nel 2015, senza alcuna considerazione della presenza in servizio negli anni in cui si sono costituiti i suddetti avanzi.
La distribuzione dei fondi che prescinde dall’anzianità è a nostro avviso ingiusta e lesiva di chi ha contribuito con il proprio lavoro a costituire avanzi di cui oggi tutti, indistintamente, usufruiscono rappresentando un pericoloso precedente per futuri accordi.
Tanto meno si condividono le ragioni di quelle organizzazioni sindacali che hanno sostenuto tale posizione a tutela dei neo-assunti 2015