mercoledì 27 gennaio 2016

COMUNICATO STAMPA segreteria territoriale FSI

Inoltro un comunicato stampa della Segreteria Territoriale di FSI relativo alla mia decisione risalente a qualche giorno fa di rimettere il mandato di Coordinatore del gruppo dirigente del Sindacato.
Nell'occasione ringrazio la Segreteria Territoriale FSI, il gruppo dirigenti FSI di Arpa per la confermata fiducia e l'apprezzamento del mio operato.
Ringrazio anche i molti colleghi che mi hanno in qualche modo manifestato la loro stima e vicinanza.
Michele Lattanzio  

 
COMUNICATO STAMPA
Rinnovato a Michele LATTANZIO l’incarico di
Referente Aziendale alla guida del gruppo
dirigente FSI dell’ARPA Piemonte.

Il giorno 25 gennaio 2016, presso la sede provinciale FSI, si è tenuto un incontro con il gruppo dirigente FSI del Coordinamento Aziendale dell’ARPA Piemonte, presieduto dal Segretario Territoriale Salvatore ORIFICI, al fine di verificare le criticità organizzative evidenziate dal collega Referente Aziendale Michele LATTANZIO.
L’incontro ha consentito di approfondire una serie di tematiche che hanno messo in luce alcune problematiche di carattere contrattuale che sono state risolte con la condivisione di obiettivi e strategie da intraprendere.
Il gruppo dirigente ha manifestato l’estrema determinazione sia per continuare il percorso di costante crescita della FSI all’interno dell’ARPA Piemonte, che per affermare la nostra organizzazione sindacale come principale punto di riferimento per i colleghi.
Il confronto costruttivo ha portato all’unanimità la conferma di Michele LATTANZIO nel ruolo di Referente Aziendale FSI dell’ARPA Piemonte.
L’impegno di tutto il gruppo dirigente della FSI è profuso non solo nell’ampliamento del consenso associativo e dell’assistenza sindacale, ma anche nella fornitura di servizi a favore degli associati quali: assistenza fiscale, patronato, tutela legale, convenzioni.
Il Segretario Territoriale Salvatore ORIFICI ha concluso con un plauso ed un vivo ringraziamento per l’ottimo lavoro fino ad ora svolto dal gruppo dirigente FSI dell’ARPA Piemonte.

Torino 25 gennaio 2016

Il Segretario Territoriale di Federazione
Provincia di Torino
(Salvatore ORIFICI)

venerdì 22 gennaio 2016

QUESTA STORIA DEGLI ANNUNCI AD EFFETTO CI HA STANCATO

 Rilanciamo sul blog un interessante commento del Segretario nazionale di FSI (che condividiamo) alla recente proposta di decreto legislativo sulla cosiddetta "licenziabilità in 48 ore" del dipendente pubblico che agisce in maniera truffaldina nei confronti dell'amministrarzione di appartenenza.


La delega che il parlamento ha dato al  governo ed in particolare alla titolare della pubblica amministrazione Marianna Madia con la legge 7 agosto 2015, n.124 recante deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle Pubbliche Amministrazione, è stata ampia, ben 14 deleghe che dovrebbero sostanziarsi  in una ventina di decreti legislativi attuativi.
Ieri il consiglio dei ministri ne ha approvati 11 tra questi il più significativo per i lavoratori delle pubbliche amministrazioni è stato certamente quello che il premier Matteo Renzi ha annunciato in pompa magna come uno spot elettorale: licenzieremo in 48 ore i furbetti  del cartellino.
Come ovviamente sapevamo quelle parole sottintendevano altro ed infatti l’articolato, che interviene sulla delega per la modifica delle sanzioni disciplinari,  prevede la sospensione obbligatoria e senza contraddittorio da lavoro e retribuzione entro 48 ore da quando viene accertata la falsa attestazione della presenza in servizio; e il contestuale avvio di un procedimento disciplinare più rapido, che dovrà concludersi entro 30 giorni.  Scomparirebbe insomma la valutazione del caso da parte del dirigente; e ci sarebbe l’obbligo di attivare la procedura disciplinare in caso di falsa attestazione della presenza in servizio. In caso di inerzia, poi, scatterebbe il licenziamento per il dirigente.
Adamo Bonazzi il segretario generale  commentando il provvedimento  ha dichiarato:
“Questa  storia degli annunci ad effetto ci ha stancato. Nessuno ha nulla da obiettare sul fatto che si perseguano gli abusi e anche con mano pesante; ed infatti  noi le sanzioni ed i procedimenti disciplinari li  abbiamo previsti nei contratti  da molto tempo. Se le norme non venivano applicate non è certo colpa di chi le ha scritte nei contratti ma di dirigenti e preposti che peraltro, quando non perseguono gli abusi, in molti casi, è perché coprono prima di tutto se stessi.  Quindi non c’è alcuna polemica sul fatto in sé.  Quello che non tolleriamo è che il Governo lancia strali contro gli illeciti ma intanto approfitta del varo dei provvedimenti per inserire altre norme che tolgono spazio alla contrattazione. Se si vuole ritornare ad un sistema pubblicistico lo si dica chiaramente altrimenti, come in ogni paese normale, il rapporto di lavoro sia regolato dai contratti. Per gli illeciti ci sono i codici e debbono valere per tutti, pubblico o privato che sia.”
Ufficio Stampa

mercoledì 20 gennaio 2016

risposta aperta all'USB - cambiamenti in FSI

Risposta aperta a USB

A seguito del comunicato sindacale dell’USB uscito il 18 gennaio scorso il quale ci chiama in causa rispetto all’accordo siglato il 30 dicembre sulla ripartizione dei fondi, mi vedo costretto ad intervenire ulteriormente per chiarire la posizione di FSI rispetto a quella decisione.

E’ vero noi abbiamo firmato, avevamo spiegato in qualche modo il perché nei nostri due comunicati del 30 dicembre e del 5 gennaio (consultabili sul blog all’indirizzo   http://www.fsiarpapiemonte.it) .

Abbiamo firmato perché bisognerebbe sapere, prima di sparare nel mucchio, che quest’anno entra in vigore in via definitiva il nuovo sistema di contabilità delle amministrazioni pubbliche (d.lgs 118/2011) che rivoluziona il sistema di formazione dei bilanci degli enti mettendo in una condizione di sofferenza chi travasa da un anno all’altro residui che poi vanno a gravare su bilanci successivi.

Per non dire delle incognite che gravano in vista dei rinnovi contrattuali, i quali potrebbero introdurre altri vincoli all’utilizzo di risorse stagnati.

Per farla breve, rischiavamo di non prenderli questi pochi soldi, non potevamo assumerci questa responsabilità; va ricordato che noi però prima di firmare abbiamo provato in tutti modi a modificare i termini dell’accordo proponendo l’introduzione di un correttivo che considerasse non solo la presenza in servizio nel 2015, ma che riproporzionasse il corrispettivo anche agli anni di maturazione dei residui (2010-2014).

Lo abbiamo fatto ai tavoli tecnici, in comunicazioni dirette alla direzione e al tavolo politico. Senza successo.
Si è creata una saldatura tra CGIL-CISL-UIL e Direzione che ci ha imposto questa opzione iniqua.

Abbiamo anche contestato all’Amministrazione la responsabilità di aver fatto sedimentare fino alla fine del 2015 i residui, per poi obbligarci con modalità, che non esito a definire ricattatorie, a bruciare le tappe all’ultimo momento

Abbiamo firmato, come detto nelle nostre comunicazioni precedenti, per senso di responsabilità pur distinguendoci (insieme a FIALS) attraverso una nota a verbale di dissenso a margine dell’accordo.
Non potevamo fare di più.

Ora l’USB non trova nulla di meglio da dire che firmando anche noi facciamo “quello che vogliono Porta e Robotto”, magari facendosi ispirare in questa splendida riflessione da qualche transfugo della CGIL recentemente imbarcato tra le fila dell’USB alla ricerca di una nuova visibilità, anche perché un po’ frustrato da scelte e previsioni che non si erano rivelate così azzeccate.

Se USB pensa di fare propaganda a spese di chi, fra i pochi in ARPA, si è sempre mosso nel solco tracciato da principi di equità e giustizia ha sbagliato completamente indirizzo, e forse anche compagni di viaggio. Quegli stessi compagni di viaggio che in molte circostanze in passato hanno mirato al consenso più che al bene comune.


Rinviamo quindi al mittente le accuse che USB – in malafede - muove nei nostri confronti, mettendoci di fatto sullo stesso piano di CGIL, CISL e UIL e Amministrazione, uniche responsabili di un accordo iniquo e sbagliato nel merito



Cambiamenti in FSI

Ho scritto di mio pugno questo post perché è l’ultimo che redigo nella mia qualità di coordinatore e portavoce di FSI in ARPA.
Sono ormai quasi nove anni che ininterrottamente svolgo questa funzione e sento la necessità, direi fisiologica, di un cambio, anche in virtù di dinamiche interne al sindacato in rapida evoluzione che richiedono maggiori energie e capacità di mediazione che, francamente, sento di non possedere a sufficienza.
Ho già rimesso il mandato alla Segreteria FSI che dovrebbe, a breve, individuare il nuovo coordinatore.

Michele Lattanzio

FSI Arpa Piemonte

martedì 5 gennaio 2016

......a proposito di buoni principi e di bilanci



Passata (quasi) la sbornia delle feste ritorniamo per un approfondimento sulla notizia che abbiamo dato il 30 dicembre e relativa all’accordo sulla ripartizione dei fondi residui 2010-2014.
Lo facciamo per un motivo molto semplice, ovvero ribadire che se abbiamo firmato questo accordo è stato per mero senso di responsabilità e unicamente nell’interesse dei colleghi che rischiavano di non percepire questi pochi soldi (una media di circa 500 euro procapite).
Nei giorni che hanno preceduto il 30 dicembre c’è stato un pressing da varie parti affinché si arrivasse alla firma “unitaria”. Noi avevamo sia verbalmente, al tavolo tecnico del 21 dicembre, che con il nostro comunicato del 23 espresso chiaramente dissenso rispetto al metodo che prevede la distribuzione delle somme utilizzando unicamente il criterio di presenza nel 2015.
Chiedevamo che le somme fossero parametrate ai cinque anni di riferimento (2010-2014) secondo un principio di maggior giustizia ed equità, criterio già utilizzato nell’accordo del 2013.

Nella seduta del 30 dicembre il dibattito è andato avanti finché i rappresentati della CGIL hanno chiaramente detto che non avrebbero derogato dalla loro idea ovvero, come detto sopra, dare i soldi secondo il criterio di presenza nel 2015.

Se qualcuno ritiene che le differenze siano irrilevanti, giusto perché sia chiaro, riportiamo qua sotto alcuni esempi chiarificatori:

Esempio 1:
se una collega ha lavorato in buona parte dei cinque anni (2010-2014) contribuendo quindi a costituire quei fondi, ma si è assentata per buona parte del 2105, magari per una maternità facoltativa o un congedo per assistenza disabili (legge 151/2001) essa si vedrà decurtare in buona parte il premio maturato nel quinquennio.  

Esempio 2:
se un collega si è assentato per buona parte o per tutto il quinquennio ma è presente nel 2015 egli percepirà il premio in proporzione alla sua presenza nel 2015 e non, come sarebbe giusto, in proporzione alla presenza nel periodo 2010- 2014.

Esempio 3:
se un collega è stato assunto nel 2015 (a tempo indeterminato o determinato, non importa) egli percepirà la produttività del quinquennio 2010-2014, quando non era ancora in organico.


Abbiamo motivo di pensare che la ragione per cui la CGIL ha imposto il proprio punto di vista a tutti (Amministrazione compresa) sia quella di salvaguardare i casi descritti al punto 3 (2 persone), riconfermando la propria attitudine (ampiamente manifestata in anni non molto lontani) a puntare al consenso di pochi (pochissimi in questo caso) contrapposto all’interesse di tutti, ovvero 970 colleghi.

Se questa metodica rappresenta la salvaguardia delle categorie più deboli lasciamo che siano i colleghi a giudicarlo.

Ci dispiace puntare il dito contro un’altra organizzazione sindacale, ma questo episodio, di per sé significativo, sancisce il punto di non ritorno nelle relazioni interne della RSU, il ché è di pessimo auspicio per il prossimo futuro.

Riproponiamo a margine di questo comunicato la nota a verbale di dissenso firmata da FSI e FIALS. Per la cronaca e per completezza d’informazione ricordiamo che il componente RSU di USB non ha firmato l’accordo.
  

La riorganizzazione si è fermata….

Registriamo l’adozione di una serie di atti che dimostra quello che già era chiaro da alcuni mesi, ovvero che la riorganizzazione complessiva dell’Ente consistesse unicamente nello smembramento dei laboratori, lasciando in sospeso tutto il resto.
La cosa più contraddittoria (che però non ci stupisce poiché e chiaro che politici e amministrazione sono capaci di affermare tutto ed il suo contrario nel breve volgere di una stagione) è che la chiusura dei laboratori è stata decisa con la sola “pezza” della legge regionale 1, la quale dava indicazioni generiche sulla chiusura di strutture, senza che ci si sia preoccupati dei passi normativi, secondo noi vincolanti, che avrebbero dovuto precedere tutto ciò, ovvero la promulgazione della legge regionale di cui al disegno di legge 92 (quella che dovrebbe sostituire la 60 del 1995).
Tale proposta di legge tra un po’ compie un anno, ma viene tenuta ben in caldo in attesa di poterla ridisegnare in funzione dei desiderata delle tante fazioni che si affollano e si affannano intorno al capezzale dell’Agenzia….infatti nel decreto 163 del 30 dicembre ora si dichiara si “devono attendere gli sviluppi derivanti dall’evoluzione normativa in atto” e quindi nel frattempo via libera alle proroghe di incarichi dirigenziali (per due mesi) e di funzione (tre mesi) in un carosello di contraddizioni passate, presenti e future.   


Nota a verbale di FIALS e FSI


Si ritiene iniqua la destinazione degli avanzi 2010-2014 aventi come unico criterio la presenza in servizio nel 2015, senza alcuna considerazione della presenza in servizio negli anni in cui si sono costituiti i suddetti avanzi.
La distribuzione dei fondi che prescinde dall’anzianità è a nostro avviso ingiusta e lesiva di chi ha contribuito con il proprio lavoro a costituire avanzi di cui oggi tutti, indistintamente, usufruiscono rappresentando un pericoloso precedente per futuri accordi.
Tanto meno si condividono le ragioni di quelle organizzazioni sindacali che hanno sostenuto tale posizione a tutela dei neo-assunti 2015

mercoledì 30 dicembre 2015

Accordo sulla ripartizione dei residui 2010-2014





In data 30.12.2015 è stato siglato l’accordo tra Amministrazione e O.O.S.S: sulla distribuzione dei residui relativi al periodo 2010-2014 a valle dei due tavoli tecnici tenutisi nel mese di dicembre.

L’accordo prevede che i residui in oggetto vengano di fatto gestiti come incremento della produttività 2015 e quindi legati alla valutazione di quest’anno. L’amministrazione ha fin dall’inizio deciso questa impostazione che però ha generato perplessità nei componenti FSI, FIALS e nel rappresentante USB di RSU, come sarà spiegato più avanti.


Contenuti dell’accordo

La platea di interessati è il personale in servizio (a tempo determinato o indeterminato) nell’anno 2015 (ad esclusione del personale in comando presso altri enti e del personale non in servizio e non soggetto a valutazione in virtù dell’applicazione della l.r. n. 22/2009).

L’erogazione avverrà in due fasi

-        il 70% dei residui (470.000 euro circa) verrà erogato entro il mese di febbraio in proporzione alla quota di produttività spettante a ciascuna categoria;
-        il 30% (pari a  201.000 euro) verrà erogato nel mese di giugno in quote uguali pro capite, indipendentemente dalla categoria di appartenenza, ed in conformità ai criteri aziendali vigenti per l’erogazione della produttività

Inoltre nel mese di novembre eventuali residui del fondo 2015 saranno distribuiti in quote procapite uguali. Questa modalità di erogazione dei residui accertati dell’anno precedente costituirà la regola concordata dalle parti per evitare la formazione dei residui.

Posizione del FSI

Gli aspetti positivi dell’accordo sono lo sblocco di risorse finanziarie in un quadro congiunturale noto a tutti. E’ positivo anche il superamento del vecchio sistema con la previsione di erogare eventuali residui del fondo produttività nel mese di novembre dell’anno seguente.

In sede di trattativa FSI ha però fatto notare come il criterio che definisce la platea dei beneficiari è piuttosto iniquo rispetto a quanto già adottato in passato (accordo 2013) perché non tiene in considerazione della effettiva presenza in servizio nel periodo di maturazione dei fondi. Da questo punto di vista, nonostante l’importanza di sbloccare risorse economiche significative, l’accordo è per noi incompleto e foriero di situazioni distorsive tra lavoratori che in tempi diversi hanno dato un contributo lavorativo differente. Questo potenziale distorsivo poteva essere limitato prevedendo la presenza in servizio con in aggiunta il criterio della proporzionalità calcolato sulle presenze effettive anno per anno.

Questa criticità con varie sfumature è stata ribadita anche dalle altre sigle autonome. Per esigenze di contabilità l’accordo doveva essere chiuso entro il 2015 per cui FSI ha siglato l’accordo con una nota a verbale firmata da FSI e FIALS che trovate qua sotto.




Nota a verbale di FIALS e FSI


Si ritiene iniqua la destinazione degli avanzi 2010-2014 aventi come unico criterio la presenza in servizio nel 2015, senza alcuna considerazione della presenza in servizio negli anni in cui si sono costituiti i suddetti avanzi.
La distribuzione a pioggia che prescinde dall’anzianità è a nostro avviso ingiusta e lesiva di chi ha contribuito con il proprio lavoro a costituire fondi di cui oggi tutti, indistintamente, usufruiscono rappresentando un pericoloso precedente per futuri accordi.
Tanto meno si condividono le ragioni di quelle organizzazioni sindacali che hanno sostenuto tale posizione a tutela dei neo-assunti 2015.


      Per la FIALS                                                        per FSI

   Federica Aglietta                                               Michele Lattanzio

mercoledì 23 dicembre 2015

incontro del 21 dicembre 2015 sulla distribuzione fondi



Informativa congiunta FIALS - FSI

 


Lunedì 21 si è svolto il tavolo tecnico per la definizione dei criteri distributivi dei fondi economici risultanti dall’avanzo 2010-2014.
Riprendiamo direttamente dal verbale della riunione la calendarizzazione della distribuzione dei fondi.
“Il 70% dei residui (circa 490.000 euro) e cioè la quota del fondo produttività che verrebbe corrisposta comunque, qualsiasi sia la valutazione del lavoratore, verrà erogato entro il prossimo febbraio, ripartito in funzione di categoria di appartenenza e presenza in servizio durante l'anno 2015.
Il restante 30% (circa 210.000 euro) verrà corrisposto insieme al saldo produttività 2015, il prossimo mese di maggio. Questa quota verrà ripartita in parti uguali, e cioè senza commisurarla alla categoria di appartenenza.
Per le annualità dal 2015 in poi, salvo diverso e successivo accordo, gli avanzi del fondo produttività verranno erogati nel mese di novembre dell'anno successivo alla chiusura della contabilità (e cioè, per il 2015, nel novembre 2016), ripartiti in parti uguali in funzione della valutazione dell'anno a cui si riferiscono.”
FIALS e FSI però hanno già manifestato, in primo luogo, il fatto che l’Amministrazione pretende di ribaltare tout-court quelle somme sugli incentivi 2015 senza che venga applicata proporzionalità all’effettiva presenza in servizio nel quinquennio in questione. Per intenderci: se un collega in quegli anni era assente, a qualsiasi titolo, percepirebbe in toto la quota parte incentivi grazie all’unico requisito richiesto che è essere presenti e in ruolo nel 2015.
Ricordiamo che nell’accordo siglato il 16 luglio 2013 la formula utilizzata per la distribuzione dei fondi era: ”in misura pari alla quota annua di incentivazione a saldo della produttività individuale astrattamente prevista per la categoria di appartenenza…e proporzionale all’effettiva presenza in servizio nel periodo 2002-2009…”.
A casa nostra questo si chiama due pesi e due misure e rappresenta un pericoloso precedente per future e più eque redistribuzioni economiche.
FIALS e FSI a queste condizioni, pur condividendo i criteri generali di corresponsione, mettono una seria ipoteca sulla possibilità di  firmare questo accordo.
Noi chiederemo il ripristino di questa misura di buon senso.
Ciò che gli altri sindacati omettono……..
Nell’enfasi trionfalistica dell’accordo raggiunto, gli altri sindacati si guardano bene dal dire che i percettori del cosiddetto “Bonus Renzi”, con un imponibile superiore a  23.300 verranno progressivamente penalizzati fino addirittura al paradosso che potrebbero trovarsi nella condizione di un conguaglio negativo, quindi di debito nei confronti dello Stato.
Tutto questo avviene in virtù del fatto che gli incentivi sono tassati contribuendo quindi ad aumentare la retribuzione lorda in base alla quale si corrisponde il “Bonus”.
La responsabilità di questa situazione (anche se parzialmente, visto che il Bonus Renzi è stato introdotto nel 2014) è da ascriversi all’Amministrazione che ha trascinato fino alla fine del 2015 la trattativa su questi residui. Per i percettori di questo bonus quindi, di fatto, nella migliore delle ipotesi, non ci saranno benefici.
È nostra intenzione verificare forme di tutela nei confronti di questi lavoratori, che già svantaggiati tanto da godere del bonus, non si vedano penalizzati da una manovra spacciata per difensiva delle classi più deboli, ma in realtà iniqua e potenzialmente dannosa.



Per il Coordinamento                                                            Per il Coordinamento 
aziendale di FIALS                                                                Aziendale di FSI
                    

Federica Aglietta                                                                     Michele Lattanzio

martedì 15 dicembre 2015

LETTERA APERTA ALLA RSU DAI RAPPRESENTANTI FSI



Venerdì 11 dicembre si è svolta la prima riunione di RSU a composizione ridotta dopo le 7 defezioni (8 con le recenti dimissioni della subentrante a Roberto Riggio) dei rappresentanti CGIL registrate da giugno fino ad oggi.

Il 1° ottobre la componente FSI aziendale era uscita con una nota con la quale dichiarava la propria disponibilità a far proseguire, responsabilmente, l’esperienza di questa RSU nata da pochi mesi, allo scopo di evitare che tutto il lavoro delle elezioni venisse vanificato in un arco di tempo così breve; tutto ciò pur comprendendo le motivazioni che avevano portato una vasta area della CGIL ad operare quella scelta così radicale.

Fatta questa premessa, dobbiamo dire che se il metodo di lavoro di questa RSU ridimensionata è quello che abbiamo osservato in questa prima riunione noi non ci stiamo, e diciamo subito perché.

In una riunione durata più di tre ore e mezza, dove si sarebbe dovuto discutere di temi di fondamentale importanza per i lavoratori, quali i criteri di distribuzione dei residui fondi economici,  le problematiche legate al telelavoro e la possibile evoluzione dei buoni pasto (ticket), abbiamo trascorso ben due ore e mezza a discutere sui criteri di  partecipazione ai tavoli di trattativa dei componenti RSU appartenenti alle organizzazioni sindacali cosiddette “non maggiormente rappresentative” poiché non firmatarie di contratto al livello nazionale.

Nei rimanenti tre quarti d’ora abbiamo liquidato le materie di cui in premessa (senza peraltro decidere nulla di concreto) con buona parte dei partecipanti alla riunione che nel frattempo si erano dileguati “poiché si era fatto tardi ed avevano altri impegni”; da notare che erano i medesimi componenti (riapparsi miracolosamente venerdì dopo mesi e mesi di sistematica diserzione) che avevano trascorso le due ore e mezzo precedenti cavillando e discettando al solo scopo di imporre una sorta di regolamento di conti nei confronti dell’unico componente RSU oggetto della discussione.

L’unico concetto, infatti, espresso chiaramente e ribadito più volte nel corso della riunione è stato quello secondo cui “l’aria è cambiata e l’asse della RSU si è spostato”.

Se queste sono le premesse ed il metodo questa RSU, per quel che riguarda FSI, può morire anche subito.

Non siamo interessati a portare acqua a chi persegue obbiettivi che non sono il funzionamento della RSU come organo unitario e collegiale.

FSI può fare a meno di tutto e seguire la propria strada.

Quindi constatate le vere finalità di alcuni componenti di questa RSU, lo diciamo chiaro ai lavoratori, noi di FSI stiamo valutando  scelte che avremmo voluto evitare.

Viviamo momenti di grandi problematiche scaturite dalla riorganizzazione, tutt’ora “in divenire” del nostro Ente; ci sono i temi ai quali abbiamo accennato che richiedono massima concentrazione e dedizione.
Preferiamo farlo da soli senza perdere altro tempo.

Gli altri, se ci riescono, continuino pure a discutere per ore se e come ammettere alla rappresentanza in nome della RSU un componente nei confronti del quale noi non avevamo alcuna preclusione e per il quale potevamo continuare ad applicare le regole che la RSU si era data da almeno 8 anni a questa parte.

 
Nico De Leonardis
Michele Lattanzio
Carlo Maggiore
Anna Maria Scibelli