lunedì 14 marzo 2016

FSI: prossima fermata 2018



Esatto gentili colleghe e cari colleghi, avete capito bene, nonostante il pressing di cui siamo stati oggetto nelle ultime settimane da parte di USB (esplicitamente attraverso il proprio bollettino d’informazione) e di alcuni ex RSU della CGIL  dimessisi l’estate scorsa, noi, i quattro delegati FSI, a piede fermo abbiamo deciso di rimanere in RSU, di continuare la nostra azione sindacale di critica, di confronto, di proposta.
Come abbiamo sempre fatto.

Noi di FSI ci siamo riuniti venerdì 11 marzo con il preciso intento di verificare le nostre rispettive posizioni, di chiarirci le idee su ciò che vogliamo fare, ma soprattutto per fare il quadro delle situazione,  anche in un ottica di bilancio del lavoro fino a qui svolto.

Nico De Leonardis il 9 marzo ha pubblicato una sua personale riflessione con la quale di fatto anticipa, con toni estremamente raffinati e certamente efficaci, il sentire comune della compagine FSI. 

Non starò a ripetere i concetti che ha espresso e con i quali ci siamo tutti identificati.

Dirò solo, con parole mie, perché rimaniamo.

Chi ci conosce sa in cosa consiste la nostra azione fatta di assistenza diretta alle persone che si trovano in difficoltà davanti a vessazioni, abusi di potere e arbitrio.  Siamo sempre intervenuti per amore delle regole senza mai sottrarci al confronto con una certa parte della classe dirigente arrogante, autoreferenziale e convinta di poter disporre del proprio potere secondo principi di clientela cortigiana e non di giustizia.

Chi ci conosce sa quanto ci siamo spesi per criticare ogni comportamento illogico e irrazionale delle varie direzioni che sono succedute negli ultimi anni (da Coccolo fino a Robotto).

Chi ci segue sa anche come, negli ultimi due anni, davanti alle manovre diversive della direzione Robotto messe in atto per illuderci che esistevano margini di trattativa su questioni per le quali invece la Direzione non era altro che mera esecutrice del dettato della Politica, FSI abbia reagito scegliendo una propria linea di condotta, sottraendosi al gioco perverso nel quale la Direzione ci voleva relegare: il ruolo di comprimari nella farsa dei cosiddetti tavoli tecnici, messi su a bella posta per portare a spasso quella parte di sindacato convinta di poter scalfire decisioni già prese molto più in alto delle “teste pensanti” nostre interlocutrici.

Mi riferisco naturalmente alla vicenda della riorganizzazione “voluta” da Robotto e che ad oggi non ha esaurito i propri effetti in termini di caos assoluto determinato dal varo di continue disposizioni che si contraddicono l’un l’altra.   In tale circostanza abbiamo dimostrato che   FSI può essere alleata quando esiste condivisione di idee e programmi, ma non è gregaria di nessuno.

Non sto ad elencare tutte le cose che ci hanno caratterizzato in questi anni, d’altronde facilmente verificabili dalla lettura dei nostri resoconti, ma una cosa la diciamo a voce ferma all’indirizzo dell’USB e di molti ex CGIL  che pur di convincerci a mollare non esitano ad instillare dubbi sulla nostra genuinità:

NON ABBIAMO SECONDI FINI, NON ABBIAMO “FINALITA’ DIVERSE”;

i modi forse ci distinguono e questo è naturale, ma sia chiaro che
NON PERMETTIAMO A NESSUNO di definirci complici, complottatori o ruffiani di qualcuno.

La nostra storia parla per noi:

-  non abbiamo cercato favori per i nostri aderenti;
-  non ci siamo messi all’ombra di nessun potere;
-  non abbiamo cercato scorciatoie per chicchessia.

I nostri principi sono il nostro collante, il nostro comune denominatore. Altri non so se possono dire altrettanto.

Ad alcuni transfughi della CGIL che oggi ci accusano più o meno di collateralismo solo perché non ci dimettiamo facendo cadere una RSU malfunzionante e compromessa (questo sta nei fatti e lo riconosciamo) ricordiamo che quando hanno maturato questa decisone, per strategie loro, ci hanno messi davanti al fatto compiuto, non hanno chiesto un nostro parere, a noi che eravamo nella “maggioranza”. 

Se ne sono andati da un giorno all’altro, alla faccia nostra, dei loro elettori e con buona pace della democrazia.

Ai medesimi ricordiamo inoltre come, pur disponendo di un consenso talmente ampio da garantirgli in quel momento la maggioranza assoluta in RSU, non sono stati in grado di incidere in alcuna misura nelle decisioni della Direzione in tema di riorganizzazione. Questo crediamo dovrebbe portarli a riflettere e ad evitare di sparare ora giudizi a vanvera sulle nostre azioni. Non ci risulta, peraltro, che in passato, alcuni delegati RSU, abbiano improntato la loro azione con l’uguale coerenza, imparzialità e correttezza che oggi viene richiesta a FSI.

Il ricordo di alcuni errori del passato sono ben presenti nella memoria dei nostri colleghi.
Senza preconcetti, ma anche senza soverchie illusioni diciamo che se la RSU attuale sarà in grado di fare sintesi collaboreremo (anche se le prove più recenti non sono affatto incoraggianti) altrimenti noi siamo una minoranza, ma pur sempre significativa, in grado di continuare a fare autonomamente il lavoro svolto fino ad oggi, ovvero: critica, proposta, denuncia, difesa degli interessi singoli e collettivi.

Lo dobbiamo a chi ci ha votati, lo dobbiamo a chi ci segue.  

Il giorno 11 aprile 2016 si svolgerà a Torino una nostra assemblea nell’ambito della quale spiegheremo a chi vorrà intervenire le nostre ragioni, le nostre future iniziative sindacali aggiornando nel contempo i lavoratori rispetto al quadro generale della nostra Agenzia. 

Torino, 14 marzo 2016

Michele Lattanzio
Coordinatore FSI di Arpa Piemonte

mercoledì 9 marzo 2016

Cammafà. Sul divenire dell'agire sindacale (almeno della FSI)

Ogni mattina un lavoratore quando timbra il cartellino ha la sensazione di entrare in un'altra dimensione.


Questo spazio surreale che siamo in qualche modo costretti a frequentare, anche per banali questioni di sopravvivenza umana, è regolato da una norma che è sottintesa a qualsiasi atto formale o informale che sia: se la logica del pensiero umano, fuori dalla porta di ingresso, indica una direzione, noi possiamo essere intimamente sicuri che si intraprenderà la direzione opposta.


Siamo talmente imbevuti di questa logica che è difficile sottrarsene. Il nostro cervello si abitua all'illogicità perché l'assorbe da atti, documenti, email, atteggiamenti. Potremmo dire respiriamo questa "logica" perennemente e sistematicamente contro-deduttiva.


A titolo di esempio: tecnici che fanno gli amministrativi, continue riorganizzazioni (eppure siamo un ente principalmente di controllo), continui spostamenti di sedi e persone (mentre i confini regionali, la popolazione, il contesto produttivo, le infrastrutture, fattori che determinano l'organizzazione di un qualsiasi ente nello spazio sono sempre quelle da decenni). Se ci spingiamo ai fatti delle ultime settimane ci volevano far credere che avere due password per accedere ad una email era una cosa normale. Mi fermo qui perché ognuno di noi ha quotidiani esempi che possono provare questo quadro, oserei dire paradigmatico.


In un clima impregnato di anomia (ma di molte regole solo formali)  la principale battaglia che alcuni di noi portano avanti è non bruciare neuroni e fegato più del necessario. Rimanere ancora con un piede agganciato alla realtà è la cosa più importante che possiamo fare. In fin dei conti, rimanere se stessi.


Personalmente, mettendomi in gioco in questa nuova veste di rappresentante sindacale, ho avuto il piacere di constatare che il nostro Ente ha ancora un buon potenziale di resilienti, ovvero di persone e professionalità che si piegano ma non si spezzano di fronte alle continue "sfide" che l'illogicità dominante ci pone.


Negli ultimi giorni però questa convinzione è venuta un po' a mancare soprattutto osservando le dinamiche sindacali. La illogicità ha infettato qualcuno. Il problema è che questo qualcuno vi rappresenta.


Ricapitoliamo. Un gruppo di delegati RSU che avevano a riferimento una figura ritenuta importante al nostro interno si dimettono. Cambiano gli equilibri e ci troviamo un po' basiti (per i tempi, i motivi, e soprattutto per l’assenza di un coinvolgimento dei lavoratori).


Se, e credo di parlare a nome di tutti e quattro i delegati FSI, fossimo stati animati, all’epoca, da quell'indole predatoria che è tipica di questo spazio surreale che frequentiamo, avremmo subito pensato al facile consenso. Sfruttando e forzando la situazione con le nostre dimissioni saremmo ritornati al voto. Avremmo vinto, con altre facce nuove, belle, pulite, come sempre sono state le liste FSI.


All'epoca ci siamo fermati un attimo ma non più di tanto perché i nostri quattro percorsi sono diversissimi ma hanno un principio comune: la responsabilità delle proprie azioni.


In buona sostanza se mi avete votato, se avete votato FSI, è perché tuteli i vostri interessi, in una fase oltremodo critica dell'Ente. E guardate i nostri interessi hanno poco di politico e molto di pragmatico: sono le prospettive di crescita professionale, gli inquadramenti, la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Ah si dimenticavo, ...la tutela dell’ambiente in un contesto che sia sostenibile nei fatti e negli atteggiamenti della nostra comunità. Tutti argomenti che possono (anzi debbono) avere una visione politica (a' piattaforma come la vende qualcuno ultimamente in varie sedi di Arpa) ma ciò non significa essere pregiudizialmente contro qualcuno.


Nel mondo là fuori le persone responsabili lavorano, rispondono alla loro intelligenza, mentre i ciarlatani fanno altro.


Succede dopo qualche mese che qualche figura torni a fare sindacato in un’altra sigla: siamo stati i primi ad applaudirlo. Una domanda sorge spontanea però: non ha valutato bene le conseguenze delle sue dimissioni ?


Poi però inizia un'altra storia, figlia della logica dello spazio surreale, qualcuno ci invita a dimetterci, dicendoci che poi ci seguirebbe. La buona educazione mi imporrebbe di non rispondere a quella che ritengo una fesseria, ma oramai fatemi andare avanti per amor di chiarezza.


La richiesta è oltremodo offensiva. Offende le nostre intelligenze e la nostra autonomia ma offende ancor più i lavoratori. Mi dovrei buttare nel pozzo perché me lo dice qualcuno? Ma in quale mondo vive uno che fa una proposta simile? La risposta è nelle prime righe di questa lettera: in un'altra dimensione. Fuori dal nostro mondo se uno vuole cambiare le cose fa il primo passo, non il secondo. E’ artefice del proprio destino con tutte le conseguenze del caso.


Ma c'è anche del non detto in quella richiesta. Quello che FSI non ha fatto per senso di responsabilità nei vostri confronti qualche mese fa, vuole essere ora capitalizzato elettoralmente da un'altra sigla che evidentemente ha raccolto qualche transfuga degli ex dimissionari. Evidentemente serviamo a rimediare al danno (e ai personalismi) che qualcuno tardivamente si è reso conto di aver fatto (a sé stesso, a qualche compagno, alla sua sigla, ma anche a voi tutti creando “irresponsabilmente” un vuoto che ha pregiudicato, anche solo per qualche mese, la funzionalità delle dinamiche tra sindacato ed amministrazione).


Cammafà non avrebbe potuto servire piatto migliore ai nostri datori di lavoro. Che dobbiamo farci!


Qualcuno dice, insomma, " il pallone l'ho portato sempre io ma se la partita non mi piace me lo prendo, vado a casa, ci penso un po’, e magari dopo vado a giocare con altri compagni".


Un bel quadretto democratico giocato sulle spalle vostre, con lo stesso cinismo che si rinfaccia ad ogni piè sospinto ai nostri interlocutori (il datore di lavoro per intenderci). Valutate voi se c'è un comportamento responsabile. Secondo me chi ha fatto questa proposta non ha un minimo di dignità (e in qualche modo riconoscenza per quanto FSI ha fatto per tutelare tutte le voci della RSU).


A me questo quadro non piace. Il contesto è grigio, fosco, manca la luce, ma due pennellate noi del FSI riteniamo ancora di poterle dare. Ci scriveremo responsabilità e correttezza.
Poi se non vi piacciono toglieremo il disturbo ma ce lo direte voi, a tempo debito, con il vostro voto. Nessun altro.



Il vostro affezionatissimo

Domenico De Leonardis
Delegato FSI Arpa Piemonte

p.s. Immagino già l’uso distorto che si farà della parola “responsabilità” spesso abusata in politica per indicare chi sostiene maggioranze e posizioni poco difendibili per tornaconti non proprio chiari. Essere responsabili, nel nostro caso, non significa abdicare ad una radicalità delle posizioni e su questo la FSI non accetta lezioni da nessuno. La FSI è forte perché ha sempre avversato, anche di recente, scelte irrazionali, voltafaccia su accordi già presi, una logica della “fruttuosa” (solo per alcuni) negoziazione. Non siamo mai stati complici di questa deriva cui assistiamo e non cambieremo rotta proprio adesso.

lunedì 22 febbraio 2016

Contrordine! Cambiate la password

Con un comunicato via email che trattiene a stento il disappunto per l'improvvisa retromarcia i nostri Sistemi Informativi ci informano che sarà possibile fin da subito cambiare password alla nostra posta di servizio.

Ogni mattina un istante prima di timbrare il cartellino ci chiediamo quale illogicità ci riserverà la giornata. 

Non occorre essere hacker per attaccare un access point ad una presa di rete e far gridare "all'attacco informatico", non occorre essere laureati alla Bocconi per capire che si spende di più per un servizio esternalizzato che, in precedenza, aveva un servizio del tutto analogo svolto con serietà  e professionalità da alcuni colleghi.

Non occorre essere di Anonymous  per capire che una password che non si può cambiare per due settimane desta qualche sospetto. Quale sarà il prossimo comportamento illogico cui assisteremo? La richiesta del pin del bancomat per avere l'accredito dello stipendio?

Nessuno vuole mancare di rispetto a colleghi che cercano, nelle loro possibilità, di fare meno danni possibile ma rendiamoci conto che questo è l'ennesimo episodio che dimostra come i principi di competenza e professionalità in Arpa Piemonte siano sempre stravolti con risultati spesso grotteschi.

giovedì 18 febbraio 2016

Allerta privacy massima importanza


Corre l’obbligo allertare i lavoratori sulla notizia pervenuta ieri con la quale si dispone la modifica della chiave di accesso alla casella di posta Zimbra.
 Nella comunicazione trasmessa da “Assistenza Zimbra” che, come saprete, è gestita da una società esterna ed estranea ad Arpa si comunicano le modalità di passaggio alle nuove modalità di acceso.

Esiste un PERICOLO GRAVE di violazione della riservatezza delle comunicazioni sia a livello personale che di lavoro, infatti il regime transitorio che consente di usare contemporaneamente, fino al 29 febbraio, sia la vostra vecchia PW che quella fornita dal gestore consente in linea teorica e senza alcun controllo interno la lettura da parte di soggetti estranei di tutte le nostre comunicazioni.

FSI ha già interpellato direttamente gli uffici dell’Autorità “Garante per la protezione dei dati personali” i quali hanno confermato l’illegittimità dell’operazione.

Di nostro avvertiamo tutti di operare con la massima attenzione nell’utilizzo, sia personale che per particolari attività di servizio che richiedono la massima riservatezza, in questo periodo e fino a quando, stando alle informazioni pervenute sia da AFT che dal Gestore di Zimbra, sarà possibile modificare la PW assegnata di default in una nuova di nostra creazione.

Sarà nostra cura verificare ulteriomente le implicazioni legali del problema qui evidenziato.
In allegato le linee guida del “Garante” sull’utilizzo dei sistemi informatici in ambito aziendale.
 Grazie dell’attenzione.

Lavoro: le linee guida del Garante per posta elettronica e internet Le regole aziendali, il doppio indirizzo e-mail, il fiduciario, i siti non accessibiliI datori di lavoro pubblici e privati non possono controllare la posta elettronica e la navigazione inInternet dei dipendenti, se non in casi eccezionali. Spetta al datore di lavoro definire le modalità d'uso ditali strumenti ma tenendo conto dei diritti dei lavoratori e della disciplina in tema di relazioni sindacali.Il Garante privacy, con un provvedimento generale che sarà pubblicato sulla “Gazzetta Ufficiale”,fornisce concrete indicazioni in ordine all'uso dei computer sul luogo di lavoro. “La questione èparticolarmente delicata – afferma il relatore Mauro Paissan – perché dall'analisi dei siti web visitati sipossono trarre informazioni anche sensibili sui dipendenti e i messaggi di posta elettronica possono averecontenuti a carattere privato. Occorre prevenire usi arbitrari degli strumenti informatici aziendali e lalesione della riservatezza dei lavoratori”.L'Autorità prescrive innanzitutto ai datori di lavoro di informare con chiarezza e in modo dettagliato ilavoratori sulle modalità di utilizzo di Internet e della posta elettronica e sulla possibilità che venganoeffettuati controlli. Il Garante vieta poi la lettura e la registrazione sistematica delle e-mail così come ilmonitoraggio sistematico delle pagine web visualizzate dal lavoratore, perché ciò realizzerebbe uncontrollo a distanza dell'attività lavorativa vietato dallo Statuto dei lavoratori. Viene inoltre indicata tuttauna serie di misure tecnologiche e organizzative per prevenire la possibilità, prevista solo in casilimitatissimi, dell'analisi del contenuto della navigazione in Internet e dell'apertura di alcuni messaggi diposta elettronica contenenti dati necessari all'azienda.Il provvedimento raccomanda l'adozione da parte delle aziende di un disciplinare interno, definitocoinvolgendo anche le rappresentanze sindacali, nel quale siano chiaramente indicate le regole per l'uso diInternet e della posta elettronica.Il datore di lavoro è inoltre chiamato ad adottare ogni misura in grado di prevenire il rischio di utilizziimpropri, così da ridurre controlli successivi sui lavoratori. Per quanto riguarda Internet è opportuno adesempio:• individuare preventivamente i siti considerati correlati o meno con la prestazione lavorativa;• utilizzare filtri che prevengano determinate operazioni, quali l'accesso a siti inseriti in una sorta diblack list o il download di file musicali o multimediali.Per quanto riguarda la posta elettronica, è opportuno che l'azienda:• renda disponibili anche indirizzi condivisi tra più lavoratori (info@ente.it; urp@ente.it;ufficioreclami@ente.it), rendendo così chiara la natura non privata della corrispondenza;• valuti la possibilità di attribuire al lavoratore un altro indirizzo (oltre quello di lavoro), destinatoad un uso personale;• preveda, in caso di assenza del lavoratore, messaggi di risposta automatica con le coordinate dialtri lavoratori cui rivolgersi;• metta in grado il dipendente di delegare un altro lavoratore (fiduciario) a verificare il contenutodei messaggi a lui indirizzati e a inoltrare al titolare quelli ritenuti rilevanti per l'ufficio, ciò in casodi assenza prolungata o non prevista del lavoratore interessato e di improrogabili necessità legateall'attività lavorativa.Qualora queste misure preventive non fossero sufficienti a evitare comportamenti anomali, gli eventualicontrolli da parte del datore di lavoro devono essere effettuati con gradualità. In prima battuta si dovrannoeffettuare verifiche di reparto, di ufficio, di gruppo di lavoro, in modo da individuare l'area da richiamareall'osservanza delle regole. Solo successivamente, ripetendosi l'anomalia, si potrebbe passare a controllisu base individuale.Il Garante ha chiesto infine particolari misure di tutela in quelle realtà lavorative dove debba essererispettato il segreto professionale garantito ad alcune categorie, come ad esempio i giornalisti.Roma, 5 marzo 2007

giovedì 11 febbraio 2016

A carnevale ogni scherzo vale….




….ed è proprio uno scherzo, o meglio una pantomima quella che è andata in scena l’8 febbraio durante l’incontro con l’Amministrazione e richiesto dall’attuale maggioranza Rsu (Cgil, Cisl E Uil) in merito al  bando di mobilità interna 1/2016 di prossima uscita.

Ecco i fatti.

Come tutti sanno il processo di riorganizzazione dell’Arpa ha previsto la chiusura dei laboratori di Omegna, Vercelli, La Loggia e Asti e la concentrazione di tutte le attività laboratoristiche a Novara, Grugliasco, Alessandria e Cuneo.

Tutti ricorderete le aspre critiche sul Piano di Riorganizzazione piovute sull’Amministrazione negli ultimi anni da parte di alcuni sindacati (Cgil, USB e FSI).

Ora, poiché nelle sedi dismesse non ci sono più i laboratori ma ci sono i tecnici mentre nelle nuove sedi ci sono i laboratori ma non i tecnici nasce ovviamente l’esigenza di spostare questi ultimi nelle nuove sedi laboratoristiche.

L’amministrazione ha ribadito in diverse occasioni che non sarebbe ricorsa alla mobilità d’ufficio e quindi nessuno dei lavoratori dei laboratori chiusi sarebbe in via teorica obbligato a lasciare la propria sede di lavoro qualora  optasse verso la possibilità di riconvertirsi in altre attività dipartimentali, proprio come successo ai colleghi di Ivrea.
Unica eccezione sono i lavoratori di la Loggia la cui sede verrà chiusa con uno spostamento inevitabile del personale.

L’8 maggio del 2015 l’Amministrazione bandisce una “ricerca di professionalità” e lo fa ai sensi della determina 761 che stabilisce di concedere un contributo economico agli aderenti al bando in relazione alla distanza dall’abitazione al nuovo luogo di lavoro

Il 30 settembre 2015 nell’atto n. 115 del Direttore generale,  che stabilisce i criteri di accesso al “cofinanziamento dei titoli di viaggio”, vengono fissate le varie modalità di accesso al beneficio, ossia coloro che acquistano un abbonamento ai trasporti pubblici vengono cofinanziati in misure variabili che vanno da un minimo del 25 ad un massimo del 60%, mentre coloro che aderiscono al bando di mobilità dalle sedi di lavoro in chiusura verso le nuove strutture di laboratorio  possono accedere ad un finanziamento privilegiato del 90%, per due anni e senza neanche il comprovato acquisto di un titolo di viaggio.

Per inciso, in passato tale misura in casi assimilabili non era stata prevista; salta agli occhi come questa soluzione sia dunque foriera di macroscopiche sperequazioni! (vedasi la chiusura del laboratorio di Torino e lo spostamento a Grugliasco dei lavoratori, così come il trasferimento di tutti gli uffici non dipartimentali nella nuova sede di via Pio VII) .
Basterebbe già questo per definire paradossale ed illecita tale decisione ma, come se non bastasse, a fronte del nuovo bando di mobilità trasmesso in bozza alle OO.SS. ed alla RSU, durante l’incontro i componenti sindacali CGIL sono arrivati a formulare le seguenti proposte:

  • raddoppio a quattro anni del summenzionato benefit del 90 %
  • possibilità di cambiare idea sino a sei mesi dopo il trasferimento, qualora le mansioni svolte nella nuova sede non dovessero risultare gradite

oltre addirittura, udite udite…

  • una fascia in più (quindi fissa e definitiva sino alla pensione) ai mobilitati, il tutto sotto la voce-paravento “tutela dei lavoratori in condizione di disagio”.

Per essere ULTERIORMENTE  chiari, diciamo ANCHE  che gli spostamenti di personale all’interno della stessa Struttura (quali ora sono gli ambiti dei quattro Dipartimenti territoriali) e all’interno dei 50 km per legge NON si configurano come mobilità. Parlare ora di bandi di mobilità, incentivazioni economiche agli spostamenti volontari ecc. rappresenta quindi una sovrastruttura che fa comodo SOPRATTUTTO ALL’AMMINISTRAZIONE che, con una “mancetta”, tenta di comperarsi la complicità di qualche lavoratore disposto ad aderire al bando RISOLVENDO COSÌ LE ASSURDE SITUAZIONI generate da questa  riorganizzazione improvvisata.

L’altra faccia della medaglia in questa penosa vicenda è rappresentata dalla CGIL che per anni ha, insieme a FSI e USB,  giustamente contestato la riorganizzazione, mentre oggi cerca di alzare la posta sui benefit illegittimi di cui sopra a favore di pochi lavoratori  confermando, a distanza di poche settimane dall’accordo sui residui dei fondi,  la propria attitudine a favorire minoranze di potenziali simpatizzanti, tradendo così la visione d’insieme del problema smembramento dell’Agenzia e quindi l’interesse comune.
In sostanza, quella che si sta delineando è una situazione in cui si contemperano le esigenze dell’Amministrazione, che con un escamotage riesce a farsi togliere le castagne dal fuoco dagli stessi lavoratori, e quelle di certi sindacati che provano a frenare l’emorragia di consenso facendo apparire mirabolanti conquiste sindacali.

Il carnevale ormai è finito, GIU’ LA MASCHERA!!!   

Redatto a cura del Coordinamento FSI

11.02.2016

mercoledì 27 gennaio 2016

COMUNICATO STAMPA segreteria territoriale FSI

Inoltro un comunicato stampa della Segreteria Territoriale di FSI relativo alla mia decisione risalente a qualche giorno fa di rimettere il mandato di Coordinatore del gruppo dirigente del Sindacato.
Nell'occasione ringrazio la Segreteria Territoriale FSI, il gruppo dirigenti FSI di Arpa per la confermata fiducia e l'apprezzamento del mio operato.
Ringrazio anche i molti colleghi che mi hanno in qualche modo manifestato la loro stima e vicinanza.
Michele Lattanzio  

 
COMUNICATO STAMPA
Rinnovato a Michele LATTANZIO l’incarico di
Referente Aziendale alla guida del gruppo
dirigente FSI dell’ARPA Piemonte.

Il giorno 25 gennaio 2016, presso la sede provinciale FSI, si è tenuto un incontro con il gruppo dirigente FSI del Coordinamento Aziendale dell’ARPA Piemonte, presieduto dal Segretario Territoriale Salvatore ORIFICI, al fine di verificare le criticità organizzative evidenziate dal collega Referente Aziendale Michele LATTANZIO.
L’incontro ha consentito di approfondire una serie di tematiche che hanno messo in luce alcune problematiche di carattere contrattuale che sono state risolte con la condivisione di obiettivi e strategie da intraprendere.
Il gruppo dirigente ha manifestato l’estrema determinazione sia per continuare il percorso di costante crescita della FSI all’interno dell’ARPA Piemonte, che per affermare la nostra organizzazione sindacale come principale punto di riferimento per i colleghi.
Il confronto costruttivo ha portato all’unanimità la conferma di Michele LATTANZIO nel ruolo di Referente Aziendale FSI dell’ARPA Piemonte.
L’impegno di tutto il gruppo dirigente della FSI è profuso non solo nell’ampliamento del consenso associativo e dell’assistenza sindacale, ma anche nella fornitura di servizi a favore degli associati quali: assistenza fiscale, patronato, tutela legale, convenzioni.
Il Segretario Territoriale Salvatore ORIFICI ha concluso con un plauso ed un vivo ringraziamento per l’ottimo lavoro fino ad ora svolto dal gruppo dirigente FSI dell’ARPA Piemonte.

Torino 25 gennaio 2016

Il Segretario Territoriale di Federazione
Provincia di Torino
(Salvatore ORIFICI)

venerdì 22 gennaio 2016

QUESTA STORIA DEGLI ANNUNCI AD EFFETTO CI HA STANCATO

 Rilanciamo sul blog un interessante commento del Segretario nazionale di FSI (che condividiamo) alla recente proposta di decreto legislativo sulla cosiddetta "licenziabilità in 48 ore" del dipendente pubblico che agisce in maniera truffaldina nei confronti dell'amministrarzione di appartenenza.


La delega che il parlamento ha dato al  governo ed in particolare alla titolare della pubblica amministrazione Marianna Madia con la legge 7 agosto 2015, n.124 recante deleghe al Governo in materia di riorganizzazione delle Pubbliche Amministrazione, è stata ampia, ben 14 deleghe che dovrebbero sostanziarsi  in una ventina di decreti legislativi attuativi.
Ieri il consiglio dei ministri ne ha approvati 11 tra questi il più significativo per i lavoratori delle pubbliche amministrazioni è stato certamente quello che il premier Matteo Renzi ha annunciato in pompa magna come uno spot elettorale: licenzieremo in 48 ore i furbetti  del cartellino.
Come ovviamente sapevamo quelle parole sottintendevano altro ed infatti l’articolato, che interviene sulla delega per la modifica delle sanzioni disciplinari,  prevede la sospensione obbligatoria e senza contraddittorio da lavoro e retribuzione entro 48 ore da quando viene accertata la falsa attestazione della presenza in servizio; e il contestuale avvio di un procedimento disciplinare più rapido, che dovrà concludersi entro 30 giorni.  Scomparirebbe insomma la valutazione del caso da parte del dirigente; e ci sarebbe l’obbligo di attivare la procedura disciplinare in caso di falsa attestazione della presenza in servizio. In caso di inerzia, poi, scatterebbe il licenziamento per il dirigente.
Adamo Bonazzi il segretario generale  commentando il provvedimento  ha dichiarato:
“Questa  storia degli annunci ad effetto ci ha stancato. Nessuno ha nulla da obiettare sul fatto che si perseguano gli abusi e anche con mano pesante; ed infatti  noi le sanzioni ed i procedimenti disciplinari li  abbiamo previsti nei contratti  da molto tempo. Se le norme non venivano applicate non è certo colpa di chi le ha scritte nei contratti ma di dirigenti e preposti che peraltro, quando non perseguono gli abusi, in molti casi, è perché coprono prima di tutto se stessi.  Quindi non c’è alcuna polemica sul fatto in sé.  Quello che non tolleriamo è che il Governo lancia strali contro gli illeciti ma intanto approfitta del varo dei provvedimenti per inserire altre norme che tolgono spazio alla contrattazione. Se si vuole ritornare ad un sistema pubblicistico lo si dica chiaramente altrimenti, come in ogni paese normale, il rapporto di lavoro sia regolato dai contratti. Per gli illeciti ci sono i codici e debbono valere per tutti, pubblico o privato che sia.”
Ufficio Stampa